Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino



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ODCEC di Torino - Messaggio in data 17 maggio 2020

17 Maggio 2020

Care Colleghe, cari Colleghi,
 
questo lunedì sembra che si possa pensare finalmente di tornare, seppur a passi lenti, verso una certa normalità.
 
Sono state settimane decisamente difficili per la gestione dei nostri studi, delle nostre famiglie e, in genere, della nostra vita.
 
Tutti, in un certo senso, in questo periodo siamo cambiati o siamo stati costretti a cambiare e, purtroppo, la situazione non potrà tornare più ad essere quella di prima.
 
Per parte nostra abbiamo cercato di fare in modo che l’Ordine potesse continuare a rappresentare per tanti di noi quel punto di riferimento che, dagli anni della presidenza Milanese, è diventato, provando ad offrire risposte per la gestione del più ampio ventaglio di necessità che in questo periodo si sono presentate, interloquendo per quanto possibile con le amministrazioni nazionali e locali per presentare le nostre istanze e tutelare i nostri diritti.
 
Non abbiamo l’ardire di ritenere di essere riusciti in tutto e, sicuramente, non siamo esenti da critiche, e ce ne scusiamo anticipatamente, ma dalle numerose comunicazioni di apprezzamento che abbiamo ricevuto, e delle quali Vi ringraziamo veramente molto, ci sembra che, comunque, abbiate percepito il senso di essere parte di un’istituzione come quella che ci unisce.
 
Pensiamo che questo riconoscimento, questo senso di appartenenza, possa essere ancor più importante oggi, tenuto conto che i contribuenti e le aziende nostre clienti continuano a cercare in noi quel supporto e quelle risposte che ci rendono a giusto titolo “ausiliari dell’imprenditore” e “sentinelle della legalità”.
 
Ma se questo ruolo non può che riempirci di orgoglio, non possiamo che essere decisamente preoccupati della situazione economica nella quale ci siamo venuti a trovare e dei riflessi che la stessa potrà avere anche sul futuro della nostra professione.
 
Innanzitutto, pensando che il legislatore continua ad essere sordo ai nostri appelli, in questa occasione con riguardo, a titolo esemplificativo, tanto al differimento dei termini di versamento delle imposte per poter tornare a lavorare in una condizione di normalità, quanto alla tutela, oltre che di altri soggetti certamente meritevoli di supporto, anche di noi professionisti che soffriamo – come tutti – la generale situazione di criticità.
 
Ma non secondariamente, per le ricadute che le fosche prospettive economiche delle piccole e medie aziende potranno determinare sui nostri studi, in termini di mancato pagamento dei nostri onorari e, soprattutto, di potenziale chiusura di molte di esse.
 
Ancor più in questo momento, se vogliamo pensare di essere utili al paese, per districarsi nella nuova babele di norme e nella compilazione della documentazione corredata all’erogazione di agevolazioni e contributi, dobbiamo esigere di veder correttamente remunerata la nostra attività e la nostra competenza, continuando a lottare perché sia riconosciuto il nostro ruolo, anche sociale. Atteso che parte delle nostre attività vengono considerate dai nostri clienti inefficaci o, peggio ancora, risolutrici di burocrazie statali inaccettabili.
 
Se, infatti, il nostro Stato non sempre funziona come dovrebbe, una buona dose di colpa (o dolo) va ricercata nella macchinosità della sua attività e nella sovrastruttura che progressivamente si è venuta a creare, frutto del voto di scambio da cui si sono ingenerate, tristemente e inevitabilmente, inefficienza e mancato riconoscimento della meritocrazia.
 
Viceversa, i corpi intermedi possono essere liberi di non dover seguire i venti elettorali, e sono dotati di specifiche competenze per operare con le regole del buon senso o della diligenza del buon padre di famiglia che dovrebbero albergare in tutti noi
 
Facciamo sistema, facciamo rete: istituzioni pubbliche e private, imprese, professioni, atenei: TUTTI. Con competenza, immaginazione e costanza, e con il coraggio della critica costruttuiva, non della disapprovazione sterile.
 
E cerchiamo di incoraggiare questo Paese a muoversi, così come lo mossero quarantamila corpi intermedi quarant’anni fa in un contesto altrettanto grigio e difficile.
 
Questa volta non potremo andare in piazza, per evitare assembramenti vietati, ma possiamo provare a muoverci in maniera virtuale con proposizioni fattive che speriamo qualcuno vorrà raccogliere.
 
Per poter sperare che il Paese riparta, occorre tirarsi su le maniche (TUTTI).
 
Buon lavoro a tutti, a presto.
 
            Luca Asvisio                   Rosanna Chiesa